A fine novembre, a Camerino, la nebbia diventa quasi una presenza fissa e il freddo comincia a farsi sentire sul serio. È proprio in una di quelle giornate che, arrivando al cortiletto per occuparci come sempre della colonia, abbiamo trovato un minuscolo batuffolo nero rannicchiato dentro una delle nostre casette.
Ma per raccontare davvero la storia di Pulce dobbiamo tornare indietro di qualche settimana 🐾
Da qualche tempo avevamo notato un cucciolo nero aggirarsi nei dintorni della colonia. Non sapevamo ancora se fosse maschio o femmina e, nell’attesa di riuscire almeno ad avvicinarci abbastanza da capirlo, lo avevamo chiamato Nerin*. Avvicinarci, però, era un progetto piuttosto ambizioso.
Nerin* era completamente forastico: bastava entrare in un raggio di una decina di metri perché partisse a gambe levate, rendendo perfettamente chiaro che non desiderava approfondire la conoscenza. Avevamo quindi imparato a osservarlo da lontano e a rispettare le sue distanze.
Fino a quel giorno di novembre.
Arrivati al cortiletto, ci siamo accorti che dentro una delle casette, all’epoca avevamo ancora quelle di plastica, prima dell’arrivo delle nostre attuali strutture in legno, c’era un piccolo gatto nero.
E, stranamente, non era scappato. Il primo pensiero è stato immediato: era Nerin*. Il secondo è stato molto meno rassicurante: se Nerin* non scappa quando ci vede, allora qualcosa non va. Conoscendo il suo carattere, non sapevamo bene come intervenire. Un gatto terrorizzato può reagire in maniera piuttosto convincente quando una mano sconosciuta entra improvvisamente nel suo rifugio.
Alla fine ci siamo fatti coraggio. O, più precisamente, una delle nostre volontarie ha messo a disposizione la propria mano per la scienza e per la causa 😅🐱
Abbiamo infilato le mani nella casetta e tirato fuori quel piccolo ammasso di pelo nero. Ed è stato allora che abbiamo capito che ci eravamo sbagliati completamente. Sotto tutto quel pelo c’era quasi niente. Non era Nerin*. Era una cucciola molto più piccola e molto più giovane. Tutto quel pelo ci aveva ingannati, facendola sembrare più grande di quanto fosse realmente. Quando l’abbiamo presa in mano, ci siamo resi conto immediatamente della gravità della situazione.
Pulce era praticamente pelle e ossa. Era debilitata e soprattutto era in uno stato di forte ipotermia. Quel batuffolo che avevamo visto immobile nella casetta non era un cucciolo che aveva semplicemente trovato un posto nel quale ripararsi dal freddo. Era una piccola vita che stava lentamente spegnendosi. Ancora poche ore in quelle condizioni e, con ogni probabilità, questa sarebbe una storia che oggi non potremmo raccontare.
L’abbiamo portata immediatamente dalle nostre veterinarie. Sono iniziati i controlli, le valutazioni, le terapie e tutto quello che serviva per provare a rimettere in piedi una creatura che sembrava aver consumato quasi tutte le proprie energie soltanto per arrivare fino a quella casetta. Poi Pulce è andata in stallo a casa di una delle nostre volontarie. Il programma era molto semplice: caldo, cure e testardaggine.
Stufetta accesa praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro e quella che, nella nostra memoria, rimarrà per sempre una quantità di farmaci e integratori quantificabile soltanto come “circa duecento” 💊😅
Piccola sì. Arrendevole, decisamente no. Pulce partiva da una situazione difficile. Molto difficile. Ma c’è una cosa che le dimensioni non raccontano, ed è la quantità di tigna che può entrare dentro un esserino di pochi etti. E Pulce, di tigna, ne aveva parecchia. Giorno dopo giorno ha cominciato a riprendersi. Prima il corpo. Poi, con molta più cautela, tutto il resto. Perché salvarla dal freddo era soltanto una parte del lavoro. Bisognava anche convincerla che quel mondo dal quale evidentemente non aveva ricevuto moltissimo fino a quel momento poteva riservarle qualcosa di diverso.
Pulce ha cominciato a capire che non tutti gli esseri umani erano da temere. Ha scoperto le carezze. Ha imparato a giocare. E poi sono arrivate le fusa ❤️
Vederla trasformarsi dalla creaturina ipotermica che avevamo estratto da quella casetta in una cucciola curiosa, vivace e capace di cercare spontaneamente il contatto è stato uno di quei piccoli privilegi che ripagano di molte notti complicate.
Ma mancava ancora qualcosa. Pulce era salva. Adesso aveva bisogno di casa.
Ed è qui che la fortuna di Pulce ha deciso di fare davvero le cose in grande. Pulce ha incontrato Patrizia e Riccardo. E loro si sono innamorati di lei praticamente subito ❤️
Non hanno visto soltanto una bella gattina nera in cerca di adozione. Hanno scelto proprio lei. La piccoletta che aveva iniziato la propria esistenza combattendo contro il freddo, la fame e la paura ha trovato due persone pronte a farle conoscere esattamente l’opposto. Calore, sicurezza e amore.
Se essere trovata dentro quella casetta al momento giusto le ha salvato la vita, incontrare Patrizia e Riccardo le ha regalato la vita che avremmo voluto per lei fin dal primo momento. Perché un salvataggio non finisce quando un animale supera l’emergenza. Non finisce con una visita veterinaria andata bene, con l’ultimo farmaco somministrato o con qualche etto finalmente guadagnato sulla bilancia. Finisce davvero quando possiamo smettere di chiederci cosa ne sarà di lui.
Con Pulce, Patrizia e Riccardo ci hanno permesso di smettere di chiedercelo. Da una casetta di plastica al suo paradiso personale. Oggi Pulce conduce una vita che quella cucciola rannicchiata nel freddo di novembre non avrebbe probabilmente nemmeno saputo immaginare. È amata. È coccolata. È viziata. E, a giudicare dalle notizie che riceviamo, ha saputo adattarsi a questo nuovo tenore di vita con encomiabile rapidità 😼❤️
Patrizia e Riccardo non le hanno semplicemente aperto la porta di casa. Le hanno dato la certezza di avere finalmente un posto tutto suo e due persone per le quali la sua presenza conta ogni singolo giorno. Ed è difficile pensare a due destini più lontani: quello che sembrava aspettarla in quella casetta e quello che invece ha trovato grazie a loro. Quando raccontiamo le nostre storie di salvataggio, il lieto fine è sempre la parte che preferiamo. Quello di Pulce, però, ha un sapore particolare. Perché la sua esistenza era cominciata davvero tutta in salita. Perché siamo arrivati appena in tempo. Perché lei ha combattuto con una forza sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. E perché, alla fine di quella salita, ha trovato Patrizia e Riccardo ad aspettarla ❤️ Non sappiamo molto della vita di Pulce prima di quel giorno di novembre. Sappiamo però esattamente cosa è successo dopo. E sappiamo che non avrebbe potuto trovare una casa migliore, e noi non avremmo potuto desiderare per lei un finale più bello. Buona vita, piccola Pulce. Dopo tutto quel freddo, di calore ne hai trovato abbastanza per il resto della vita. 🐾❤️